In principio fu Swede Savage nel 1967 a indossare il primo casco integrale. Ma lo notarono in pochi. Ci volle la fama di Dan Gurney nel 1968 per portare alle cronache il casco Bell che copriva interamente la faccia del pilota in gara. Dopo di lui cominciarono tutti a seguire il suo esempio. Dal quel lontano 1968 la sicurezza dei caschi ha fatto passi da gigante per forme, materiali e chiusure.
Prima della rivoluzione imposta dalla FIA per questo 2019, l’ultimo grande passo era stato fatto con la modifica di calotte e visiere dopo il terribile incidente di Felipe Massa in Ungheria 2009. Le visiere in zylon avevano una “palpebra” di copertura e protezione nella parte superiore. Ora quella palpebra è stata rimossa e il foro visiera è stato ridotto e abbassato di 10 mm. Quindi meno area esposta ma con la stessa libertà visiva per i piloti. E’ stata incrementata anche la resistenza al fuoco e la calotta deve resistere a un impatto con un proiettile di 225 grammi sparato a una velocità di 250 km/h. Inoltre i G che la calotta stessa dovrà sopportare in fase di decelerazione sono stati incrementati a 275.
Questo sviluppo abbinato all’utilizzo dell’Halo e al collare HANS sono tutti mezzi utilizzati per cercare di prevenire ogni drammatico avvenimento che coinvolga la testa del pilota. Quando guardare il prossimo gran premio fateci caso.
Riccardo Turcato















